Fettine, costate, bistecche, salsiccia, striscioline, "spangelle", braciole.
Potremmo continuare all'infinito, senza correre il rischio di non farvi venire l'acquolina in bocca.
Quelli citati sono infatti piatti che, da sempre, difficilmente mancano sulla tavola di un buon coratino.
Eppure, oggi, tutto questo è messo a rischio da una proposta di legge presentata nei giorni scorsi a Montecitorio per vietare la vendita ed il consumo di carne di cavallo.
Un abominio per gli amanti del genere, una manna per animalisti e vegetariani.
Il testo, firmato dalla vicepresidente della Commissione Cultura della Camera, Paola Frassinetti, ha trovato due sponsor eccellenti: il sottosegretario alla Salute Francesca Martini e il ministro alle Politiche Agricole Luca Zaia.
Proprio la Martini si sofferma sulle motivazioni che hanno portato a questa presa di posizione.
«Ritengo - dice la Martini - che si debba assicurare dignità e rispetto al cavallo, così come avviene per il gatto ed il cane che nessuno si sognerebbe di mangiare».
La proposta di legge, discussa in commissione cultura come anche nella commissione sanità della Camera, prevede il riconoscimento del cavallo quale "animale d'affezione" anziché "animale da reddito", equiparandolo proprio a cani e gatti.
Il testo di legge può certamente avere una sua ratio, soprattutto se guardata dal versante di chi è contrario all'uccisione degli animali, ma non si può non sottolineare come il suo accoglimento graverebbe non solo sul palato dei consumatori, ma anche sul lavoro di decine di famiglie coratine.
La carne di cavallo è infatti consumata in tutto il territorio nazionale: si passa dal 7,6 per cento del Veneto al 5,5 del Lazio, dal 14,3 per cento del Piemonte fino al 32,5 per cento della Puglia, con la nostra regione che risulta essere la regina indiscussa.
Corato, lo sappiamo bene, rientra di diritto in questa tendenza.
Sono circa 40 le macellerie equine in città, per un consumo complessivo settimanale di circa 80 cavalli.
Ogni settimana, quindi, oltre 30mila kg di carne equine finisce sulle nostre tavole.
A queste cifre vanno poi aggiunte le tante bracerie che, con la scomparsa della carne di cavallo, perderebbero certamente il piatto forte del proprio menu.
«Perchè no alla macellazione dei cavalli e sì a quella di mucche, conigli, agnelli e maiali? Non ha senso una decisione di questo tipo» spiega il signor Marzolla, titolare di una macelleria equina in piazza Di Vagno.
«La carne di cavallo fa parte delle nostra cultura e dà da mangiare letteralmente da mangiare a tante famiglie che lavorano nel settore. Io ho più di 50 anni e per me sarebbe impossibile trovare ora un altro lavoro».
Intanto nelle città vicine già monta la protesta: a Santeramo, ma anche a Trani e Barletta.
Soprattutto nella città di Eraclio, l'associazione "Agricoltura resistente", ha già invitato alla mobilitazione contro la proposta di legge che impedisce la macellazione della carne di cavallo, «perché il governo non può stravolgere le nostre tradizioni alimentari».
In campana, allora: sulla braci della prossima pasquetta rischiano di cuocere solo salsiccia di maiale e petto di pollo.
Fonte : Corato Live
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