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La triste storia di Diabolik, il cetaceo che amava sfidare la sorte
Scritto da Davide   
Giovedì 29 Ottobre 2009 12:46

Anni di lavoro in mare con questi animali e ogni volta che viene trovato un cetaceo morto, mi rattristo moltissimo al pensiero che, probabilmente quest’animale ha vissuto nelle nostre acque tutta la sua vita e magari ci è anche nato.

Alle 8.30 del giorno 20/10/2009 la Guardia Costiera di Ischia ci segnala la presenza di un grosso cetaceo nel canale di Procida a poca distanza dallo Scoglio di San Martino, insieme al numero di telefono del pescatore Gioacchino Esposito che ha allertato la Capitaneria ed è rimasto sul posto facendo la guardia alla carcassa dell’animale.

Grazie al gommone veloce dell'associazione Amici del Remo siamo riusciti ad essere sul posto alle 9.30 per fare dei rilievi visivi e fotografici dell'animale.
L'esemplare era un giovane maschio di balenottera comune, Balaenoptera physalus, lungo circa 11 metri e morto probabilmente solo da 2-3 giorni. Il corpo si presentava in buone condizioni, non ancora bruciato dal sole. L'animale era a pancia all'aria coi solchi golari stesi, il gozzo gonfio di aria.


Nella zona posteriore presentava tagli profondi e contusioni che ci hanno portato ad ipotizzare come causa di morte una collisione con un'imbarcazione o nave veloce.

Data la posizione dell'animale, a pancia all'aria non ci è stato possibile fotografare la pinna dorsale dell'animale, foto che ci avrebbe permesso di identificare l’individuo. Potrebbe comunque trattarsi di un animale che negli ultimi due anni abbiamo avvistato ripetutamente e tentato di foto-identificare invano... La balenottera in questione è stata nominata Diabolik da noi ricercatori per il suo modo di "evadere" le imbarcazioni e sfuggire ripetutamente ai nostri tentativi di avvicinamento.

Era stata spesso avvistata da pescatori e dal nostro gruppo di ricerca nello spazio di mare antistante Casamicciola all'interno della batimetrica dei 100 m di fondale, fino all'imboccatura del porto di Ischia e addirittura fin sotto la scogliera sopraflutto che ripara l'ingresso del porto stesso.

Numerose volte l'abbiamo seguita fin dentro al canale di Ischia e di Procida. Nonostante la zona fosse pericolosa per il cetaceo a causa dell’intenso traffico marittimo, l’animale si era perfettamente adattato al transito in quelle acque. Gli esemplari di questa specie solitamente trascorrono in superficie diversi minuti respirando ogni 12-15 secondi e mantenendo una direzione di spostamento pressoché stabile, Diabolik invece, veniva in superficie per un tempo brevissimo, respirando una volta soltanto e re-immergendosi dopo meno di 30 secondi.

Spostandosi poi sotto il pelo dell'acqua a zig zag non ci dava alcun modo di ipotizzarne una direzione per precederlo alla successiva emersione.
Insomma abbiamo perso giornate di lavoro intenso, fatto soprattutto di turni di vedette e intuizioni che non sono state fruttuose ma oltremodo frustanti. Non siamo riusciti a scattargli una foto del profilo della pinna dorsale, solo visioni posteriori e spesso controluce.

Nonostante la frustrazione, pensavamo che Diabolik si fosse perfettamente adattato, che fosse perfetto nel suo comportamento e infallibile. Eravamo in un certo senso fieri di lui... poi la notizia di una balenottera morta nella zona del canale per una collisione... Quest'animale potrebbe essere Diabolik che dopo tanto "sfidare la sorte", ha perso.
Come al solito è sorto subito un problema: un animale grande e morto che galleggia nel canale di Procida deve essere smaltito nel modo più veloce e possibile... affondandolo!

L’occasione invece avrebbe dovuto essere sfruttata per recuperare l’enorme scheletro e altre informazioni sulla specie, utilizzando una morte prematura per raccogliere dati importanti sia sui cetacei che sull'ambiente marino.

Il coordinamento delle operazioni è stato svolto da Delphis insieme alla Guardia Costiera di Ischia, nella persona di Capo Verdolino, il Centro Studi Cetacei, nella persona del Dott. Nicola Maio, e la Stazione Zoologica con la D.ssa Flegra Bentivegna.
Mentre si cercava di capire se fosse stato possibile il recupero dello scheletro, abbiamo appreso con stupore che, nonostante ci siano a disposizione 8000 euro per affondare la carcassa, non ci sono fondi per recuperare lo scheletro e conservarlo. Peggio, sembra che una legge regionale PROIBISCA di recuperare e conservare scheletri o altre parti di animali in Campania.

Ci siamo ripromessi di approfondire questo paradosso e ci attiveremo perché la prossima volta che il mare ci farà dono di queste occasioni si possa decidere di investire i soldi dedicati all'affondamento, in un'azione di recupero e conservazione.

A parte questi problemi burocratici, devo dire a nome di tutto il team di Delphis che è stato un piacere vedere che la macchina "spiaggiamenti" nella nostra zona funzioni, che i pescatori segnalino (e facciano la guardia ad una carcassa per ore), che la Guardia Costiera faccia le telefonate giuste e che tutti noi ci si attivi coordinandosi nel migliore dei modi.
In passato Delphis mdc si è già occupata del recupero di scheletri e della loro esposizione museale.

Per esempio nella sezione Cetacei di Villa Arbusto a Lacco Ameno si può osservare ora lo scheletro di un giovane esemplare di Delphinus delphis, specie a rischio di estinzione in Mediterraneo. L'animale era stato rinvenuto appena morto alla Pagoda del porto di Ischia. Grazie al Comune di Lacco Ameno siamo riusciti a recuperare la carcassa e procedere con l'autopsia, fatta dal Dott. Veterinario Alessandro Impagliazzo di Forio.

Una volta poi sotterrato, lo scheletro è stato recuperato dopo 2 anni e mandato al tassidermista per la ricostruzione dello scheletro stesso e la sua sistemazione in una bacheca di vetro. Lo scheletro è lungo 2 metri, costo totale delle operazioni 2000 euro... certo con molto lavoro volontario da parte nostra. Oggi è pezzo forte del Museo di Lacco Ameno.

Fonte : Il Mattino



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