| «Foche, se c’è il compratore riceve fondi da Ottawa» |
| Mercoledì 10 Febbraio 2010 09:03 |
«Se hanno un compratore, sospetto che riceva fondi dal governo canadese». Così Rebecca Aldworth commenta le affermazioni dei cacciatori di foche che, alla vigilia della mattanza di Hay Island, parlano di una stagione più redditizia di quella dello scorso anno.Risulta infatti difficile da credere che, dopo il bando approvato dall’Unione Europea, che ha chiuso al Canada un importante mercato per i prodotti di foca, quest’anno la richiesta possa essere aumentata. Ciò non di meno, Robert Courtney della North Smokey-Inverness South Fishermen’s Association ha dichiarato domenica che per la mattanza che dovrebbe partire questa settimana a Hay Island i cacciatori hanno già trovato un compratore per tutte le 2200 foche che sarà possibile uccidere secondo le indicazioni del ministero della Pesca. Lo scorso anno, quando il bando non era ancora stato approvato, erano state solo 200 le pelli vendute. Quest’anno Courtney si aspetta un valore più alto per ogni singola pelle. Rebecca Aldworth, direttore della International Humane Society Canada, si trova a Cape Breton, a poca distanza dalla riserva naturale di Hay Island, per monitorare la mattanza, e appare molto scettica sulle affermazioni di Courtney. «Quest’anno il mercato per i prodotti di foca si è ristretto a causa del bando Ue, e corre voce che anche il prezzo delle pelli sarà più basso. È vero, però, che ci sono altri mercati come Russia e Asia: c’è da chiedersi quanto il Canada sarà in grado di fare in questi Paesi». I cacciatori dicono di aver già trovato un compratore per 2200 pelli... «Ci sorprende, perché lo scorso anno non sono riusciti a trovarne se non per 200 pelli comprate come campioni da una compagnia del Newfoundland (New Tan Furs Inc., ndr). Inoltre la caccia è aperta ufficialmente da lunedì e a quanto ho saputo neanche domani (oggi, ndr) arriveranno a Hay Island. Perché aspettare? Non mi sembra l’atteggiamento di qualcuno che ha già un compratore». Stanno bluffando? «Forse lo stanno dicendo per i media: sfoggiano il loro sorriso migliore e fanno finta che vada tutto bene. Forse c’è un compratore, ma se è così ho il forte sospetto che riceva fondi dal governo canadese per comprare le pelli». Non sarebbe una contraddizione dal punto di vista economico? «La caccia alle foche lo è sempre stata. Nel 1998 il governo aveva stanziato fondi per aprire un mercato per la carne, ma i cacciatori lasciavano le carcasse sul ghiaccio una volta presa la pelle. Il governo ha sempre dato finanziamenti a quest’industria per andare avanti a prescindere dalla situazione». Serviranno ancora mesi perché il bando Ue entri in vigore. Vogliono approfittare del tempo rimasto? «Non credo. Se fossi un commerciante europeo e sapessi che dalla prossima estate non sarà più possibile vendere o spostare pelli all’interno dell’Ue, non comprerei manti di foca che rischiano di rimanermi in magazzino». La stagione si apre con la caccia a Hay Island, forse la più brutale di tutte, visto che non si usano armi da fuoco ma solo mazze. «Le armi non vengono usate a Hay Island per timore che i proiettili possano rimbalzare sul terreno e colpire qualcuno, ma lo stesso vale anche sul ghiaccio in altre parti del Paese. Sull’isola si usano le mazze ed è un’esperienza inquietante: i cuccioli di foca vengono radunati dai cacciatori con le madri e i maschi, e anche se i bersagli sono quest’ultimi, i primi e le seconde rischiano di essere colpiti, si ritrovano coperti di sangue e piangono. È orribile». Qual è la ragione per un simile massacro, se non si è sicuri di avere un compratore? «È il sostegno del governo canadese, che si sta dando da fare per aprire nuovi mercati in Russia e in Cina. Non credo che abbiano ancora alcun contratto, ma c’è la percezione che un nuovo mercato possa aprirsi in Asia e per questo stanno incoraggiando i cacciatori a uccidere le foche. Il che è molto triste, perché non ci sarà nessun mercato in Cina». Quindi si caccerà con la sola speranza di un mercato? «Sì. E anche se i prezzi saranno bassi, si spera che continuando a sostenere questa industria un giorno tornino a salire». Ma se si uccidono migliaia di foche e non c’è mercato, il prezzo è solo destinato ad abbassarsi, no? «È così. Lo scorso anno ho visto i prezzi più bassi di sempre. Ma il governo canadese dà ai cacciatori la speranza che ci sia un futuro: che se l’industria va avanti, nuovi mercati si apriranno in Cina e Russia. Questa, però, è una falsa speranza. E per questo noi ci daremo molto da fare nei prossimi mesi perché una legge simile a quella approvata dall’Ue arrivi anche in questi Paesi». Questi bandi potrebbero arrivare a breve? «Sì, a Hong Kong è già in corso una campagna per questo. Il provvedimento riguarderebbe solo l’ex colonia britannica, ma potrebbe essere un primo passo per un provvedimento simile da parte della Cina. La Russia, invece, che ha già messo al bando la caccia alle foche, potrebbe essere convinta a mettere al bando anche il commercio. E campagne simili si registrano anche in Australia, Svizzera, Israele e in Sud America. Stiamo assistendo a un movimento globale e un governo responsabile dovrebbe capire che i giorni della caccia alla foca sono contanti. Dovrebbe mettervi fine e pensare a compensare per la perdita i cacciatori, non spendere soldi per nuovi mercati che non ci saranno mai». Perché Ottawa avrebbe imboccato questo vicolo cieco? «Perché abbiamo un governo di minoranza e quindi tutti i partiti politici cercano di accaparrarsi voti. Nella costa orientale del Canada gli elettori scelgono in base alle politiche sulla pesca e voterebbero contro chi ha messo fine alla caccia alle foche. Nel resto del Canada, dove l’opinione pubblica è fortemente contraria, si vota in base alle politiche sulla sanità e l’istruzione. Sostenendo la caccia alle foche, il governo sa di guadagnare voti sull’East Coast senza perderne nel resto del Paese, anche se la maggior parte dei canadesi è contraria». Fonte : Corriere Canada Aggiungi questo articolo al tuo social network |
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