
"Allorchè affermiamo che il piacere è il fine, non facciamo riferimento ai piaceri dei dissoluti e a quelli che risiedono nel godimento dei sensi, come ritengono alcuni ignoranti che non sono d accordo oppure che interpretano malamente, ma il non soffrire nel corpo nè turbarsi nell anima. Non sono infatti le bevute e i continui bagordi ininterrotti, nè il godimento di ragazzini e donne, nè il gustare pesci e altre cibarie, quante ne porta una tavola riccamente imbandita, che possono dar luogo a una vita piacevole, bensì il ragionamento assennato, che esamina le cause di ogni scelta e repulsa, e che elimina le opinioni per effetto delle quali il più grande turbamento attanaglia le anime"
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